Omaggio di due Distretti Rotary a San Francesco

Rotazioni a La Verna

La pietra, il silenzio, il bosco. Alla Verna il messaggio di San Francesco si incontra anche così, attraversando i luoghi della sua esperienza. Sabato 31 ottobre 2026 i soci dei Distretti Rotary 2071 (Toscana) e 2072 (Emilia Romagna San Marino) - guidati dai rispettivi Governatori Alberto Papini ed Eugenio Boni - si sono ritrovati al Santuario per una giornata in cui spiritualità, storia e cultura si sono intrecciate con una domanda concreta: che cosa può dire ancora Francesco a chi sceglie di mettersi al servizio degli altri? A ottocento anni dalla sua morte, la visita e il convegno «Nel segno di Francesco a 800 anni del suo transito» hanno offerto occasioni di riflessione e di incontro, grazie all’accoglienza della comunità francescana.

Fra Michele: la forza di una scelta

A introdurre la mattinata, in chiesa, è stato fra Michele Pini, bibliotecario e archivista del Santuario. Con vivacità, ironia e profondità ha restituito un Francesco vicino all’esperienza umana: il giovane amante delle feste, generoso, attraversato da aspirazioni e fallimenti, che nell’incontro con il lebbroso e con il Crocifisso trova una nuova direzione. Fra Michele ha inoltre ricordato l’episodio del Crocifisso di San Damiano, dal quale Francesco riceve l’invito a «riparare la mia casa»: una chiamata che, dal restauro di una piccola chiesa, si apre al rinnovamento spirituale e alla responsabilità personale.

Fra Michele ha poi raccontato l’incontro del 1213 avvenuto a San Leo nel Montefeltro con il conte Orlando che, colpito dalla predicazione di Francesco, gli offrì il monte della Verna come luogo di preghiera e raccoglimento. Una montagna allora priva degli edifici che oggi compongono il Santuario, dove il santo trovò la solitudine e l’essenzialità che cercava.

Anche le celebri terracotte dei Della Robbia, ha spiegato il frate, chiedono di essere lette oltre la bellezza: sono immagini che parlano, un percorso di fede affidato all’arte. Il passaggio più intenso ha riguardato le stimmate: Francesco non venne alla Verna a chiedere che gli fosse tolta la croce, ma la possibilità di portarla. Al centro di questa esperienza, ha sottolineato fra Michele, c’è il quotidiano affidamento a Cristo. Parole che hanno accompagnato la visita lungo il Corridoio delle Stimmate, fino alla cappella stessa, per scendere tra le rocce fino al Letto di san Francesco, il giaciglio di pietra dove il santo riposava. Nella biblioteca, circa 5.500 volumi dalla metà del Cinquecento all’Ottocento (non in ordine di titolo o di argomento, ma di altezza per guadagnare spazio) hanno poi raccontato un’altra dimensione della custodia francescana: quella del sapere.

Servire, un valore condiviso

Dopo il pranzo in Foresteria, il convegno ha trovato posto nel refettorio dei frati, aperto per la prima volta a un’assemblea pubblica. Il padre Guardiano, fra Davide, ha indicato il legame tra il motto rotariano «Servire al di sopra di ogni interesse personale» e la scelta di Francesco che, secondo il suo biografo, «smise di adorare sé stesso». Un invito a superare il protagonismo dell’io per dedicarsi agli altri. Per il Governatore del Distretto 2072 Eugenio Boni «non basta ammirare San Francesco, dobbiamo provare a seguirne l’esempio attraverso gesti concreti di solidarietà, fraternità e servizio».

Gli ha fatto eco Alberto Papini, governatore del 2071, che condividendo l’emozione di tornare nel luogo dove si conobbero i suoi genitori, ha espresso l’intenzione comune dei due Distretti di contribuire al restauro della biblioteca.

Ascolto, condivisione e «oro dei poveri»

L’incontro tra Francesco e il sultano è stato al centro dell’intervento di Enrico Bertoni, già Direttore del Museo interreligioso di Bertinoro: un episodio da leggere nel suo contesto storico, nel quale riconoscere la forza dell’ascolto e di un confronto capace di cambiare gli interlocutori. Fra Paolo Fantaccini, vicario del Santuario,ha riportato la riflessione alla tavola, luogo di relazione e cura: Francesco fa mangiare tutti per non lasciare solo, nella vergogna, un confratello affamato. Lo storico Giovanni Cipriani ha illustrato i quadretti devozionali in paglia della tradizione conventuale toscana: l’«oro dei poveri», materiale semplice capace di trasmettere valori universali.

Gli interventi, intervallati dalle applaudite esecuzioni del Quartetto d’archi Brizzi, hanno ricondotto a un filo comune: riconoscere nell’altro una presenza da ascoltare. Fra Michele lo ha espresso parlando della biblioteca, dove il silenzio diventa disponibilità all’ascolto e la conoscenza un bene da condividere. Il sapere, ha ricordato, riguarda fuochi da accendere. Una suggestione da portare con sé, scendendo dalla montagna.
S.A.

 

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